Liste d'attesa in sanità:si volta pagina. A dieci anni dall'apertura del cantiere avviato per abbreviare i disagi di chi bussa alla porta del Ssn, il timone è a pieno titolo nelle mani delle Regioni. Saranno loro a fissare la tempistica per ottenere ricoveri, visite o analisi in armonia con le esigenze e le situazioni locali, ma tenendo conto della necessità di migliora-re tutte le attuali performance, soprattutto per 58 prestazioni critiche da tenere strettamente sotto controllo. Scadenze e obiettivi sono contenuti nella bozza di Intesa Stato Regioni sul«Piano nazionale di governo delle liste d'attesa » (anticipata nell'ultimo numero del settimanale «Il Sole 24 Ore Sanità») pronta ad approdare sul tavolo dei governatori.
Stando al percorso tracciato dal documento, le Regioni avranno 90 giorni di tempo per verificare risorse e attività in campo, ricalibrare le attività, individuare il tempo massimo di attesa per ogni prestazione e garantirlo per il 90% dei pazienti, a prescindere dalle priorità di accesso, per le quali comunque dovranno essere rivisti al ribasso i tempi fissati in base agli accordi del 2002 e del 2006. Qualche paletto fondamentale le Regioni hanno già iniziato a fissarlo con documenti discussi e approvati a metà dello scorso anno: per l'oncologia, ad esempio, non si dovrebbe attendere da 3 giorni fino a un massimo di 15 giorni per avere una Tac, una risonanza, una chemioterapia o un intervento chirurgico.
Nella lista delle 58 prestazioni da marcare a vista restano quasi tutte le visite per le principali specialità ( sono 14), ma anche 29 prestazioni strumentali (Tac, risonanze magnetiche, ecografie eccetera) e i ricoveri, in particolare in cardiologia, oncologia e ortopedia. L'intesa mira a dare nuovo impulso - anche economico, ma con risorse ancora da quantificare- alla realizzazione dei progetti per i centri unici di prenotazione (Cup) online regionali e interregionali, con l'informatizzazione del ciclo prescrizione-prenotazione- referto, fino alla digitalizzazione dei documenti.
In pista anche l'adozione di modelli di gestione integrata per l'assistenza dei pazienti cronici; il controllo stretto sulle prestazioni erogate in libera professione dai medici; l'iniezione di cautela sull'accreditamento delle strutture e sugli accordi siglati con gli erogatori.
Tra le indicazioni vincolanti c'è anche l'obbligo di fornire ai cittadini indicazioni chiare sull'offerta e sulla sua accessibilità, ad esempio, tramite i siti web aziendali, le campagne informative, gli uffici per le relazioni con il pubblico, le carte dei servizi. Affidato al piano Regionale anche il compito di far rispettare il divieto per le aziende sanitarie e ospedaliere di sospendere le attività di prenotazione delle prestazioni previste dai Lea, già introdotto con la Finanziaria 2006.
Trascorsi 90 giorni dall'approvazione del piano regionale spetterà alle singole aziende sanitarie tradurre in realtà, con piani ad hoc, le indicazioni adottate in ambito territoriale. Saranno loro, in fin dei conti, a dover rendere conto dell'eventuale superamento dei tempi d'attesa,studiando strategie alternative che non prevedano «oneri aggiuntivi a carico degli assistiti».E per farsi capire potranno utilizzare come "amplificatore" per contattare l'utenza anche farmacie e ambulatori medici convenzionati. Purché ci sia qualcosa di buono da dire.
di Paolo Del Bufalo, Sara Todaro (da Il Sole-24 Ore)